LA FALCE E LA LUNA di Ciro Colonna
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- Category: Racconti
- Published on Sunday, 29 April 2012 19:31
- Written by Alessandra
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Il materiale sarebbe stato immenso, e averlo riassunto in sole centoquaranta pagine, secondo me, è stato quasi un delitto!
L’autore descrive la vita del protagonista dalla fine dell’infanzia all’età matura, passando non solo per tutte le sue vicende personali, familiari, lavorative, sentimentali, ma anche per tutta la vita di una nazione che faticosamente esce dalla seconda guerra mondiale ed attraversa anni difficili, che ne segneranno la storia, fino alla caduta del muro di Berlino ed alla fine della guerra fredda.
Non è solo un lungo racconto di formazione, ma anche uno spaccato di vita del nostro Paese, visto da chi l’ha vissuto con impegno sociale e politico – parlo di una generazione prima della mia, quella che ha visto l’immediato dopoguerra e le stragi degli anni di piombo e la fine dei regimi comunisti dell’est… (io stessa ho vaghi ricordi della caduta del muro di Berlino, così come di tanti altri avvenimenti non ho notizia se non da fonti indirette, perché non ero ancora nata, o perché ero solo una bambina) – e che aveva il potenziale per “raccontare ai posteri” qualcosa di più di quello che i ragazzi di oggi possono trovare sui libri di storia (ma poi: sui libri di storia nei programmi del 2012, si troverà davvero uno studio critico di tanti avvenimenti degli anni ’70 e ’80?!?).
Luca è alla ricerca costante di una “missione” cui votare la sua vita, ed in un’epoca in cui l’Italia deve ricostruire il suo popolo, e gli Italiani devono ricreare l’identità dell’Italia, ecco che lui trova degli ideali, degli insegnamenti, dei valori, in quelli che il comunismo – che negli anni ‘50 rappresentava un punto di riferimento per le nuove leve, per i giovani, al pari degli oratori ecclesiastici, dei dopolavoro, dei circoli, e di altre forme di aggregazione nelle quali ci si ritrova, poveri e volenterosi, a dividere con la comunità quel poco che si ha, che sia tempo, lavoro, del pane, degli ideali – gli propone.
Come accennavo, è un modo “particolare” di leggere la storia della seconda metà del secolo scorso, quella storia che nei programmi scolastici difficilmente viene trattata con l’adeguata criticità, attraverso la sua ansia di conoscere, di sapere, di leggere ciò che la guerra finita da poco aveva rappresentato e le cicatrici che ha lasciato nel panorama europeo, ed ha un sapore particolare anche la lettura di episodi che hanno in un modo o nell’altro mutato la nostra vita (gli anni di piombo e gli attentati, il referendum sul divorzio, Solidarnosc, la caduta del muro di Berlino… ) attraverso gli occhi di un ragazzo, di un giovane, di un uomo che cresce e li vive, con la consapevolezza delle sue tante domande, la certezza dei suoi valori, e le difficili scelte che la società – in particolare attraverso la sua militanza nel Partito Comunista – gli propone.
La sua militanza nel partito comunista ha vissuto fasi alterne accompagnarlo dall’adolescenza alla maturità: dall’entusiasmo giovanile, con la scoperta, nuova per l’epoca, non solo della libertà di pensiero e di espressione, ma anche dell’esistenza dei diritti dei lavoratori con la creazione dei primi sindacati, al distacco, diversi anni dopo, da ogni forma di estremismo ottuso e violento e dai paraocchi sovversivi che hanno portato alle stragi di innocenti in diverse piazze d’Italia; dalla decisione di anteporre le sue idee personali, indipendentemente dall’appartenenza al partito, a quello che la Chiesa Cattolica tentava di imporre a tutti i fedeli in occasione del referendum sul divorzio; dalla consapevolezza che il comunismo “assoluto” non può rappresentare una vera alternativa a quell’altro estremismo assoluto che era stato il nazifascismo (come quando, tornando da un viaggio nei Paesi “oltre cortina” riflette dicendo a se stesso “Tutte le ragioni che erano servite a giustificare – era capitato anche a lui di farlo sdegnosamente – i regimi comunisti, la mancanza di democrazia e di libertà, i privilegi intollerabili di un ceto al governo, le difficili condizioni di vita dei lavoratori, ora non desiderava altro che espellerle dalla sua coscienza.”), alla scoperta che il comunismo vissuto a Napoli, fatto di gente come lui, cresciuta con lui, dove l’unione fa la forza, non era come il comunismo vissuto a Cuneo: diversa la gente, diverse le mentalità, diverse le esigenze, e diverso da questi era anche il comunismo vissuto nei Paesi dell’Est sotto il controllo del regime comunista di stampo sovietico; dall’esigenza interiore, entusiasta e giovane, di voler fare qualcosa per migliorare la società, alla consapevolezza di non poter fare molto, da solo, neanche occupando una poltrona.
LA CAMERA AZZURRA di Georges Simenon
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- Category: Gialli & Noir
- Published on Monday, 16 April 2012 07:06
- Written by Alessandra
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Parliamo di un giallo che in realtà giallo non è, dal momento che tutta la trama si snoda in base ai ricordi dell'imputato.
Niente di eccezionale se prendiamo la trama in sé, tout-court, qualcosa che ai più potrebbe sembrare già letto o già visto: abbiamo l'imputato, i suoi interrogatori, i suoi colloqui col magistrato, con lo psichiatra, la ricostruzione dei fatti sull'onda emotiva dei suoi ricordi...
Ma Simenon è stato magistrale nel condurre il gioco, ha incastrato le dichiarazioni, i fatti, gli episodi con abilità, creando la giusta suspense, mantenendo vivo l'interesse del lettore fino all'ultima pagina, fino al verdetto (nient'affatto scontato!)
Ha permesso che mi affezionassi alle vittime, e che per parte della storia mi lasciassi trasportare dall'emozione verso un'accorata difesa dell'imputato, considerandolo vittima del sistema giudiziario, e anche di una serie sfortunata di coincidenze... Ma prendendo il dovuto distacco, ci si rende facilmente conto che Simenon ha lasciato la narrazione del presunto alibi dell'imputato, per le circostanze dell'omicidio alla sola dichiarazione dell'accusato stesso, senza intervenire in modo particolare in terza persona a chiarire come si sia svolta la faccenda...
... E dunque... Siamo proprio sicuri che sia innocente? E se invece la ricostruzione dell'accusa fosse corretta?
Poche parole per lo stile: elegante e discreto, mai volgare anche nelle scene in cui sarebbe facile cadervi. Se dovessi descriverlo con una sola parola direi "introspettivo": l'analisi di ogni pensiero del protagonista è accurata e precisa, le risposte agli interrogativi così come le divagazioni che la sua mente si concede, e la lucidità con cui rivive ogni ricordo dei mesi precedenti, sono realistiche e ben strutturate all'interno della narrazione, sebbene - soprattutto nella prima parte - a volte possa capitare di "distrarsi" e non accorgersi che il protagonista ha smesso di dialogare col suo interlocutore e stia ricordando episodi, od analizzando proprie considerazioni. Proseguendo con la lettura ci si abitua tranquillamente a queste divagazioni...


