SULLA DEMAGOGIA E SULLE STERILI STATISTICHE (lettera aperta al sig. Camillo Langone)
- Details
- Category: Pensieri
- Published on Friday, 09 December 2011 17:14
- Written by Alessandra
- Hits: 85
La settimana scorsa mi sono imbattuta in rete, in questo articolo a firma del sig. Camillo Langone, che mi ha lasciato a dir poco sgomenta.
Mi scuserà l’Autore se rispondo con così tanti giorni di ritardo, alla Sua “teoria”, ma io appartengo proprio a quella classe di donne che Lui vorrebbe eliminare dal nostro Paese: sono una madre (di un solo figlio, sotto la media nazionale che a quanto indica lui è di 1,3 figli per donna, quindi), madre che educa il proprio figlio – maschio – affinché non diventi un maschilista misogino, ma anche una donna che lavora, una donna che studia (ebbene sì, ho ripreso l’università, dopo tanti anni in cui l’avevo accantonata), una donna che legge e che ama leggere.
Da dove iniziare?
Dal fatto che il Suo articolo sottolinea una demagogia spicciola e da mercatino? Non trova forse un po’ troppo facile incolpare le donne moderne, emancipate ed acculturate, del calo demografico del paese, supportando queste idee con dati statistici come se fossero indicazione reale di un effettivo disagio del Paese? Non trova forse demagogico, far leva sugli uomini – obiettivamente spodestati dal ruolo di pater familias che rivestivano fino ad una o due generazioni fa, perché risollevino il loro orgoglio e gli “attributi”, per riportare un po’ d’ordine in questa anarchia sociale dettata da donne che non solo pretendono parità di diritti, ma persino di poter discutere “alla pari” con un uomo!
Eppure, mi insegnano che a far figli si è in due: una donna, appunto – che diciamocelo francamente: ha il maggiore peso (fisico e psicologico) non solo della gravidanza, ma anche dell’infanzia del figlio! – e anche un uomo … ebbene sì! Gli uomini contribuiscono a fare i figli: inutile dare la responsabilità di questo calo demografico alle donne! Inutile collegare statistiche di bassa natalità a statistiche di alto livello di istruzione femminile.
Gli esempi che possiamo trovare in piazza, per strada, al mercato, sul treno, sui mezzi pubblici, e non nelle statistiche, sono di padri assolutamente inadatti all’importanza del ruolo che rivestono: padri ancora figli, infantili ed immaturi, che pensano che fare il padre significhi portare il proprio figlio al parco a giocare la domenica pomeriggio, padri che si limitano a tornare a casa dal lavoro portando un gioco nuovo al bambino, comprando quindi il suo affetto, mentre alle madri resta il duro compito di fare da padre e da madre a queste creature, dosando amorevolezza e rimproveri, diventando spesso la “mamma cattiva”, mentre il padre è il “papà buono” che asseconda capricci, e porta giocattoli (spesso distruggendo in pochi secondi il lavoro delle madri, di dura ferma imposizione delle regole familiari), invertendo quindi nel bambino quei ruoli che Fromm indicava sotto le voci di “amore paterno” e “amore materno”.
Padri che si comportano come bambini sin dal test di gravidanza: quando la moglie o compagna ottiene la bambola nuova (il figlio, appunto), ecco che loro vogliono la macchinina (la macchina!) nuova, e ci ritroviamo in case piene di riviste sulla gravidanza e sul parto, accanto a riviste di auto e quotazioni e nuovi modelli … la scusa ufficiale è che l’auto vecchia era troppo vecchia, quella nuova è più sicura, ha servosterzo, servofreno, ABS, airbag in numero illimitato, assistente alla frenata, assistente al parcheggio, comandi radio dal volante, bluetooth, e tutto quello che serve per far viaggiare il bambino in massima sicurezza (poi il bambino magari soffre l’auto e rigurgita il latte sui rivestimenti nuovi della nuovissima auto e il padre si morde le labbra per non essere stato zitto quando avrebbe potuto evitare di proporre “oggi lo accompagno io all’asilo” così da sfoggiare l’auto nuova). D’altronde se la neomamma ha da esibire il bambino con le amiche, e le sue abitudini sonno-veglia, cambio pannolino, e qualità chimiche e fisiche di latte e pappine varie, lui, con gli amici, di che potrebbe parlare, se non della sua auto nuova? Correrebbe sennò il rischio di sentirsi escluso, ed un uomo che si consideri tale, non potrebbe certo permetterlo! Un uomo che sia uomo conserva ancora insito nel suo DNA quello status di pater familias che gli impone di essere e sentirsi padrone della situazione anche quando sa benissimo che ormai ha perso tutto, perché dal momento in cui diventerà padre, i suoi attributi saranno definitivamente ipotecati dal frugoletto e dalla di lui madre …
Si è chiesto, leggendo quelle statistiche snocciolate ai Suoi lettori come se fossero grani di rosario, se forse le donne non fanno più figli perché si sono stancate di crescere i mariti, oltre ai bambini? Si è chiesto se forse le donne non fanno più figli perché mantenere un figlio ha costi proibitivi e lo Stato anziché assistere ed aiutare le famiglie, taglia ogni desiderio di famiglia numerosa riunita attorno al “focolare”? Se lo chieda, prima di incolpare le donne del calo demografico, dei barconi di immigrati, degli extracomunitari che invadono le nostre città, dell’effetto serra, del buco nell’ozono e dell’estinzione dei dinosauri!
Una confezione di pillole anticoncezionali costa forse una ventina d’euro al mese, una confezione di preservativi ne costa meno, il coito interrotto (un po’ più rischioso, certo), è gratis; un pacco di pannolini per bambini (che dura sì e no tre o quattro giorni), una confezione di latte in polvere (anche quella finita entro una settimana), e non contiamo gli accessori (sterilizzatore, scalda biberon, biberon vari, tettarelle e ciucciotti, tutine e completino, che costano un occhio e dopo un mese già non gli vanno più, e poi la culla, il seggiolone, il seggiolino auto, il box, ecc… ) costano decisamente di più… e poi ci sono l’asilo nido, privato ovviamente, perché le famiglie che possono permettersi quello pubblico (nella mia città gli asili nido pubblici si contano sulla punta delle dita) sono quelle a basso reddito, ma quelle a basso reddito, generalmente sono anche monoreddito e perciò sono quelle che potrebbero permettersi di non mandare il bimbo all’asilo nido perché tanto uno dei due genitori è casalingo/a e può occuparsene a casa! E poi la scuola materna, l’attività sportiva, la cura della salute (oculista, dentista) …
Diciamocelo chiaramente, sig. Langone: l’istruzione delle donne non c’entra … semmai l’istruzione delle donne può aiutarle a capire e a gestire questi uomini-bambini, l’istruzione delle donne può servire a renderle economicamente autonome ed indipendenti, il che è un buon vantaggio quando si devono sostenere spese così alte per potersi “permettere” un figlio …
Quello che c’entra è il costo della vita, la mancanza di aiuti sociali che lo Stato dovrebbe garantire alle famiglie: le faccio un esempio diretto, mio marito, l’anno che è nato nostro figlio, aveva uno stipendio modesto, io avevo uno stipendio ai limiti della “paghetta”, eppure l’INPS ha riconosciuto alla nostra famiglia un importo degli assegni familiari di ben 26,00 euro al mese … ebbene sì, ventisei euro, che se ne andavano via già nell’acquisto di una confezione di pannolini ed una di latte in polvere, che – come Le accennavo – non arrivano a coprire una settimana, figuriamoci un mese intero! Non che ci illudessimo di poter far campare nostro figlio alle spalle dello Stato, ma le tasse le abbiamo sempre pagate, e al nostro bambino non abbiamo mai fatto mancare nulla … sicuramente però a questo punto ci abbiamo pensato su parecchie volte prima di decidere “possiamo permetterci un altro figlio?”
… e anche quello del lavoro è un altro fattore importante: crede che sia un luogo comune quello delle donne lavorativamente “gambizzate” solo perché donne, o perché mogli, o perché madri? Non sono luoghi comuni … Non le racconto le ansie del mio capo quando gli dissi che ero incinta! Mi ci vollero mesi – tutti quelli della gravidanza, oltre al successivo anno di “allattamento” previsto dalla legge – a tranquillizzarlo che non lo avrei lasciato nei casini all’improvviso! E fortunatamente ho avuto una gravidanza “fisiologica” … conosco donne che purtroppo hanno dovuto chiedere la maternità anticipata perché rischiavano un aborto spontaneo, conosco donne che sono state trasferite in sedi decisamente “scomode” non appena rimaste incinte, sì da convincerle a dimettersi … Non sono luoghi comuni, sig. Langone, sono casi reali. Queste donne ci pensano su bene, prima di decidere se fare un figlio, perché se con due stipendi un figlio costa, in una famiglia monoreddito, il peso è maggiore!
Sì, sig. Langone, si tratta proprio di “poterselo permettere” un altro figlio, non di scegliere se volerlo o meno in base all’istruzione o al lavoro della madre … Io non posso permettere a me stessa, né ai sacrifici che hanno fatto i miei genitori per farmi studiare, di abbandonare il mio cervello nel comodino per fare solo la casalinga … le casalinghe, quelle che intende Lei, le conosco, e ne fuggo via inorridita! Donne frustrate, che guardano soap e programmi di cucina, donne che la conversazione più interessante che possono avere – con altre donne, badi, non con un gruppo eterogeneo di persone! – riguarda quella o quell’altra marca di detersivo per lavastoviglie, oppure le beghe condominiali con le vicine impiccione e rumorose … Non posso permettere a mio figlio di crescere con una madre frustrata e limitata, ho il dovere verso me stessa e verso di lui, di permettergli di allargare i suoi orizzonti verso una realtà cosmopolita, verso un mondo multirazziale e multiculturale, verso un futuro in cui si troverà di fronte a donne alla pari.
Ah, dimenticavo di aggiungere un dato: io sono – ideologicamente (NON politicamente, si intenda!) - di destra, eppure, leggendo il suo articolo e leggendo che si vantava di ragionare da uomo di destra, mi è venuta l’orticaria!


