PER MANO MIA di Maurizio De Giovanni
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- Category: Gialli & Noir
- Published on Wednesday, 22 February 2012 15:16
- Written by Alessandra
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Ho capito chi era l’assassino già la prima volta che è entrato in scena, e questo, devo ammettere, toglie molto all’atmosfera in un giallo! Tanto più che ne avevo intuìto anche le motivazioni (beh, non proprio precisamente ma ci sono andata vicino…).
Ciò nonostante, le storie del commissario Ricciardi sono sempre una specie di porto sicuro in cui rifugiarsi, e lo stile di De Giovanni non annoia mai: è asciutto e libero da fronzoli, da lunghe quanto noiose descrizioni, sempre più “sicuro” e preciso, i suoi personaggi sono ormai figure familiari, con la loro vita semplice, i loro pregi ed i loro difetti, i loro silenzi e i loro buoni sentimenti.
Mi è dispiaciuto non aver potuto dedicare al libro l’attenzione che meritava, forse ho scelto di leggerlo nel periodo sbagliato… o meglio: è stato sicuramente il periodo sbagliato per poterne cogliere appieno l’atmosfera, ma è stato bello sparire dal mondo, sotto il piumone, a fine giornata e nonostante la stanchezza essere presente al tacito appuntamento, e potermi tuffare, nonostante i pensieri, i problemi, le lacrime che hanno caratterizzato questo lunghissimo febbraio, nella Napoli del 1931, insieme a Maione, alla tata Rosa, ad Enrica, a Livia, al commissario Ricciardi con i suoi fantasmi, e nel tempo di tre o quattro o dieci pagine, dimenticare un poco le mie tristezze ed addormentarmi tra “visi amici”…
Tornando al libro: dato che il giallo era stato svelato quasi subito, ho potuto rivolgere la mia attenzione alle ben descritte tradizioni del Natale e del presepe in particolare.
Il presepe mi ha sempre affascinata, sin da bambina, e scoprirne grazie a questo libro, usanze ed abitudini tramandate di generazione in generazione, di quelle che magari conosci e tramandi anche senza saperne il perché, e di quelle che non conoscevi affatto e le scopri per la prima volta nella loro poetica logicità, è stato un po’ come rivivere i presepi di quando ero bambina: la magia delle luci accese nelle casette di cartone, le montagne di carta di giornale ricoperta da carta mimetica, i mobili spostati per far spazio all’ “intruso” invernale, un “intruso” capace di scaldare più di una stufa…
La tradizione del presepe spesso si fonde con il Natale stesso, e in fondo fa parte di noi da secoli, ed è nel nostro sangue insieme al sangue dei nostri avi. Il presepe è forse una delle più democratiche usanze: non esiste Natale senza il presepe, in ogni casa, ricca o povera, grande o piccola, felice o triste che sia…
LA CONDANNA DEL SANGUE di Maurizio De Giovanni
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- Category: Gialli & Noir
- Published on Monday, 23 January 2012 07:46
- Written by Alessandra
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Quando ho finito il libro ieri sera, e come d'abitudine sono andata ad aggiornarne lo status sulla mia libreria di anobii, mi sono accorta che non ne avevo registrato neanche la presenza! D'altronde, queste stagioni del commissario Ricciardi non le ho lette seguendo il loro ordine cronologico, ed è probabile anzi, quasi certo, nonostante i disservizi anobiiani cui ormai mi sto abituando, che mi sia sfuggito.
Le parole di De Giovanni, che alla fine della lettura del primo libro mi sembrava non avere uno stile "ben definito, personale", sono parole che entrano dentro: affronta temi come l'amore, il sentimento materno, l'avidità, la passione, la morte, il senso della famiglia e dell'onore, la fame e la povertà, lasciando vibrare le corde del cuore.
Più di una volta sono stata toccata, in ogni libro un tocco diverso, a volte più sofferto, altre più leggero... Alcune pagine sono state dure da leggere, amare da mandar giù, altre le ho praticamente bevute come acqua fresca durante un afoso pomeriggio estivo...
De Giovanni racconta una vita lontana ottant'anni, eppure attualissima, in una città non molto diversa da quella che ho conosciuto da turista nei mesi scorsi, racconta di passioni e sentimenti, che non cambiano mai, e si rinnovano sempre, e sempre guidano le persone e le loro azioni... Racconta di istinti primordiali, che nemmeno sappiamo di avere... Racconta dei condizionamenti esterni, che subiamo ogni giorno, e di come la comunità che ci circonda possa essere un muro di ostilità e odio, pettegolezzi, maldicenze e rancore, oppure una grande famiglia accogliente e benevola, a seconda dell'opportunità e dell'occasione...
De Giovanni ci racconta che forse oggi abbiamo più comodità, più informazione e cultura, rispetto ad ottant'anni fa ma che in fondo non siamo cambiati, che dentro, Siamo gli stessi esserini piccoli, pratici, meschini che siamo sempre stati dai tempi delle palafitte (o anche da prima)...
FERMATE IL BOIA di Agatha Christie
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- Category: Gialli & Noir
- Published on Thursday, 20 October 2011 13:04
- Written by Alessandra
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Devo ringraziare i partecipanti al gruppo di aNobii dedicato a Poirot, al quale mi sono aggiunta senza invito, se ho potuto leggere questo libro maggiormente cosciente del rapporto molto particolare tra Agatha Christie ed il suo personaggio più famoso, Hercule Poirot, appunto! Contemporaneamente ho potuto conoscere l’alter ego su carta della Christie, la scrittrice Ariadne Oliver, anche se in questo libro di lei e del suo carattere non trapela moltissimo, se non la timidezza e la tendenza all’asocialità.
D’altronde la tentazione di entrare a piè pari nelle proprie storie, se non da protagonista, almeno come co-protagonista, o al limite come comparsa, è talmente grande, che così come Agatha Christie ha inventato una scrittrice che le somigli, e che affianchi Poirot nelle sue indagini, anche altri scrittori non hanno resistito e si sono ritagliati una particina minuscola, un cammeo, nelle sceneggiature dei film tratti dai loro libri: Stephen King, per esempio, e persino Patricia Cornwell!
Proprio in quest’opera, è per voce della sua alter ego che la Christie ammette di non avere in simpatia il proprio stravagante protagonista: la Oliver infatti dice “Come posso sapere per quale motivo mi è venuto in mente di inventare un uomo così disgustoso? Dovevo essere impazzita! Perché un finlandese quando io, della Finlandia non so niente? E perché vegetariano? E perché tutte quelle fisime stupidissime che lo caratterizzano? Purtroppo sono cose che succedono. Si fa un tentativo … e prima di accorgersi a che punto ci si trova, si scopre di essere legati per tutta la vita ad una creatura esasperante come Sven Hjerson. Figuratevi che c’è perfino qualcuno che mi scrive e mi dice che devo essergli molto affezionata. Affezionata? Se nella vita incontrassi quell’ossuto e dinoccolato finlandese, divoratore di ortaggi, credo che commetterei l’omicidio migliore che io abbia mai inventato.”
Eppure a Poirot, Agatha Christie deve la maggior parte della sua fama … alla sua eccentricità, al suo intuito, alle sue celluline grigie, alla sua maniacale precisione … ma in fondo: tutti gli investigatori più famosi, non sono un po’ eccentrici? Lo stesso Sherlock Holmes lo era, no?
In questo libro Poirot è stanco, appesantito, annoiato … vive della sua fama, ma non si sente ancora in pensione, tanto da accettare un caso gratis, pro bono, si direbbe … un caso che lo porta in un minuscolo paesino dove tutti si conoscono e dove il passatempo più comune è osservare le vite degli altri, ad indagare sulla morte di un’anziana donna di servizio, per il cui omicidio, il giovane e asociale pensionante viene condannato. Ma a Poirot servono alcuni indizi, e soprattutto il suo intuito e le sue celluline grigie, per arrivare a scoprire l’assassino. Il giallo è ben costruito, con colpi di scena e un intreccio che spinge a leggere e ad indagare cercando di capire … nonostante si sappia già che la Christie tiene per sé sempre l’ultimo particolare, quell’unico tassello del puzzle che darà a Poirot la soluzione.
Anche di questo libro avevo visto il film, ma fortunatamente ne ricordavo un’unica scena: quella della spinta a Poirot perché cadesse sui binari proprio all’arrivo di un treno … e per fortuna ho potuto godermi una brillante Agatha Christie!
IL SILENZIO DEI CHIOSTRI di Alicia Giménez-Bartlett
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- Category: Gialli & Noir
- Published on Thursday, 20 October 2011 13:05
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Petra Delicado? una Kay Scarpetta in salsa spanish...
ci ho messo un tempo praticamente "infinito" a leggerlo, o forse è la mia vita che in questo periodo cambia a velocità vertiginosa, sta di fatto che - stress, problemi e pensieri a parte - per due terzi è stato soporifero più dei sonniferi veri e propri (che, ben inteso, io non prendo!), e non per noia, anzi: lo stile è scorrevole e si fa leggere volentieri, ma obiettivamente ogni volta che lo aprivo, non riuscivo a leggerne più di dieci pagine senza crollare profondamente addormentata!
La vita privata di Petra Delicado ha avuto maggiore risalto rispetto all'indagine, e mi pare pure ovvio, se l'intenzione dell'autrice era di coprire oltre quattrocento pagine, non avrebbe potuto farlo con la sola indagine che invece ne avrà occupate non più di centocinquanta!
lo so che Petra Delicado è un'ispettore di polizia, mentre Kay Scarpetta, protagonista di diversi libri di Patricia Cornwell, è un'anatomopatologa, ma il personaggio di Petra mi ricorda la più famosa protagonista di polizieschi italo-americana, e forse è anche la costruzione della narrazione a ricordarmi i libri della Cornwell - a proposito: se non ci fosse stato scritto che l'autore era una donna, l'avrei comunque capito immediatamente dalle prime pagine, mano femminile inconfondibile, e non è il massimo (se escludiamo Agatha Christie), per un giallo-poliziesco!
Petra è come Kay una donna forte, ma anche complicata e indipendente, che cerca di mediare sempre tra gli interessi del lavoro e quelli della sua vita privata, sopportandone tensioni e problemi e anzi, a volte portandosi a casa gli stress del lavoro, ed al lavoro gli stress della famiglia...
L'indagine infatti non era, come già accennavo, particolarmente evidenziata rispetto agli spezzoni di "normale vita quotidiana", tra cene in famiglia con il suo terzo marito ed i figliastri, problemi con il suo gruppo di lavoro, stress e ricerca di una via d'uscita che le permettesse di mediare tra gli ordini del commissario, i media, piccoli colpi di scena, e soluzione finale del caso che si articola nelle ultime - queste sì! - brillanti e sprintose cinquanta pagine circa.
(ma non sarà che mi sono apparse brillanti e sprintose perché ormai ero esausta, e non vedevo l'ora di finirlo? oppure perché non mi sono particolarmente impegnata a cercare di risolvere il caso da sola? - ma questo credo che non avrei potuto farlo, visto che alcuni elementi, quelli fondamentali, sono arrivati proprio alla fine, insieme alla soluzione, ed alle confessioni dei colpevoli)
piccolo appunto: il libro è pieno zeppo di aforismi! pensieri, piccoli giudizi (come quelli che vengono spesso pubblicati sulle pagine facebook, e che chiunque, almeno una volta, ha condiviso!) sulla vita, sull'amore, sui sentimenti... con tanto di ultimissimo aforisma nelle ultime righe, stile "morale della favola"... ne ho contati 26 in tutto, ma forse, se non avessi avuto tutto quel sonno mentre lo leggevo, avrebbero potuto essere di più...
IL POSTO DI OGNUNO di Maurizio De Giovanni
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- Category: Gialli & Noir
- Published on Thursday, 20 October 2011 13:01
- Written by Alessandra
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In una calda sera d’agosto, durante un fin troppo breve) week-end napoletano, passo davanti ad una libreria Mondadori in pieno centro, a due passi dalla suggestiva Piazza del Plebiscito, e tra i varilibri con cui sono uscita come ultima cliente, pochi istanti prima della chiusura del negozio, c’era questo … ero effettivamente un po’ perplessa: non
conoscevo l’autore, né il personaggio principale, e non mi sembrava il caso di sperimentarne la conoscenza con un tomone di quattrocento pagine abbondanti, inoltre non ero nemmeno convinta di riuscire ad ambientarmi in una città – Napoli, appunto – ed in un’epoca – è ambientato nel 1931, ben ottant’anni fa! – che non conosco.
… Eppure …
Tra i quattro libri delle stagioni del commissario Ricciardi, che erano in bella mostra sull’espositore, questo in particolare mi ha colpita per l’immagine della copertina, e l’ho scelto, alla fine … quale sorpresa scoprire che il periodo estivo di cui si parla sono proprio i giorni in cui io mi trovavo a Napoli e l’ho comprato, che coincidenza, no?
De Giovanni non mi sembra avere uno “stile” particolare, preciso, ben definito, come potrei dire di altri autori, eppure è chiaro e scorrevole, si fa leggere volentieri e velocemente, e dà al lettore tutti i mezzi per entrare nella storia, per camminare tra i vicoli, e nelle piazze, per conversare con gli altri personaggi … non è ricchissimo e prolisso nelle descrizioni, eppure con poche pennellate decise sa fotografare una scena, un’espressione, con precisione racconta immagini e descrive abbigliamenti e sensazioni, e gli odori, intensi, i profumi, le voci, come se il lettore fosse lì insieme ai personaggi, anzi: sa coinvolgere come da tempo non mi accadeva di essere coinvolta da un libro, di restare sveglia di notte, nonostante le palpebre tentassero di chiudersi, a girare le pagine per sapere come andrà …
Anche la scelta di raccontare “il posto di ognuno” dal “punto di vista di ognuno” dei personaggi principali e secondari è interessante: insomma, in quanti altri libri gli autori ci permettono di conoscere cosa pensano la moglie, la tata, i figli, i parenti, dei protagonisti principali? Prendiamo ad esempio Montalbano (giusto per fare un paragone che può sembrare quasi scontato: commissario l’uno, commissario l’altro; entrambi scapoli; entrambi al sud, uno in Sicilia, l’altro a Napoli; entrambi protagonisti di diversi libri): cosa sappiamo della vita e della famiglia di Fazio, di Catarella, o di altri? Poco, molto poco … Li vediamo spesso, quasi sempre, solo nel commissariato, come se ci vivessero! Mentre De Giovanni ci fa entrare in casa di Maione, in casa Ricciardi quando lui non c’è, e ci fa parlare con la sua tata, in casa di Enrica, la sua vicina, nelle case dei “sospettati”, e ci fa leggere i loro pensieri, i loro sentimenti, le loro emozioni, e tutto questo senza anticiparci chi sarà il colpevole!
Alcuni caratteri forse sono un po’ stereotipati, certe piccole situazioni prevedibili, e magari anche la storia potrebbe non sembrare originalissima, ma spesso non è la storia in sé a dare spessore ad un libro, bensì come viene raccontata. E De Giovanni, questa settimana di tempo (più o meno) tra omicidio, indagini e risoluzione del caso, l’ha raccontata proprio bene!
Per quanto riguarda il contenuto, la storia in sé, appunto: definirlo giallo o noir, secondo me è riduttivo … sarà la sensibilità tutta personale che l’autore riesce a trasferire nei suoi personaggi, sarà che a muovere ognuno di essi in ogni pagina è l’amore … in tutte le sue forme, l’amore genitoriale e quello filiale, l’amore non corrisposto e quello frainteso, quello “legale” e quello “illecito”, quello “ostentato” e quello “nascosto”, e poi tutta una serie di sentimenti che girano intorno all’amore: la cieca devozione di una moglie, l’ansia e la preoccupazione di una madre, la gelosia che fa travisare, l’ostinazione, l’orgoglio, l’umiliazione, le lacrime, le farfalle nello stomaco …
E per quanto riguarda l’ambientazione? Perfetta, assolutamente perfetta: da ogni frase sulla città e sui napoletani, si assorbe l’amore dell’autore per questa città e per la sua gente, e per quel che ho potuto vedere da turista in due giorni scarsi, sembra che ottant’anni di storia non abbiano intaccato la “napoletanità”, la “veracità” di questa città e della sua gente, e che semplicemente, nel ’31 ci fosse meno caos …


